Regioni: la gestione del personale

Estratto dal nuovo rapporto su Rating Pubblico delle Regioni Il Rapporto “Le Regioni, un motore da riparare” offre la valutazione comparata della trasparenza, integrità ed efficienza delle Regioni italiane[1]. L’obiettivo è, da un lato, diagnosticare lo stato di salute di ciascuna Regione, e, dall’altro, compararne la capacità amministrativa e finanziaria. Le Regioni, infatti, costituiscono un importante centro di spesa, soprattutto ora che saranno chiamate a gestire i fondi del Next Generation EU. Per questo il Rapporto può costituire una bussola importante per il Governo anche per costruire il PNRR nazionale: il Rating Pubblico[2], su cui il Rapporto si basa, fornisce una base conoscitiva oggettiva su cui incardinare una seria “due diligence” delle Regioni e, da lì, un’azione di miglioramento del loro rendimento complessivo. Per far questo, il Rating Pubblico valuta non le politiche, ma la macchina amministrativa che quelle politiche produce. Analizza, in un’ottica di sostenibilità ESG (Enviromental, Social, Governance), sei aree relative alla capacità amministrativa delle Amministrazioni Pubbliche: Gestione economico -finanziaria, Governance, Gestione del personale, Servizi e rapporto con i cittadini, Appalti e rapporto con i fornitori, Ambiente.   Di seguito proponiamo l’analisi della gestione del personale, su cui sono moltissimi i luoghi comuni che ancora resistono nel nostro Paese. La presente analisi ne smentisce molti, pur confermandone alcuni. Tale ricognizione sul personale pubblico rappresenta una necessità soprattutto oggi che siamo alla vigilia di un piano di assunzioni di enorme portata. È evidente che senza disporre, ad esempio, del quadro completo delle tipologie di laurea dei dipendenti regionali e comunali sarà difficile individuare i profili che ancora mancano e che sono da mettere a concorso: il rischio è che arrivino giuristi dove servono informatici, o economisti dove servono ingegneri. La nostra PA non può più permetterselo. [1] L’analisi del Rating Pubblico, effettuata nel primo semestre 2020, si basa sui dati pubblicati dalle Regioni sui rispettivi siti web in base agli obblighi di pubblicazione stabiliti dalla norme vigenti. [2] La metodologia utilizzata si basa sul Rating Pubblico, un indice di misurazione comparata delle Amministrazioni Pubbliche creato da Fondazione Etica sulla base degli obblighi di trasparenza introdotti dal cosiddetto decreto trasparenza (d.lgs. 33/2013) e dalla legge anticorruzione del 2012 (l. 190/2012).