Una riforma “a norme zero”

La riforma della P.A. non può avvenire con la produzione di nuove norme: troppo complessa la macchina pubblica e troppo estesa per pensare di risolvere tutto con una legge che possa calzare per una metropoli come Roma come per il piccolo Comune alpino di 500 anime, per un Ministero centrale come per la Asl di Nuoro.
Il processo di cambiamento, piaccia o meno, sarà lento e difficoltoso, inevitabilmente coinvolgendo anche la revisione della Costituzione, al Titolo V.

Intanto, buone norme ci sono già, varate nel tempo. Le P.A. devono solo attuarle, senza bisogno che il legislatore intervenga nuovamente per costringerle all’attuazione: un paradosso cui, purtroppo, si è assistito spesso e che ha generato una quantità inestricabile di norme, con l’unico risultato di rendere sempre più confuso il quadro di riferimento normativo. Una sorta di alibi con cui taluni dei vertici amministrativi provano a giustificare molte inadempienze.

Uno dei tasselli per il successo di una riforma della P.A. è questo: evitare nuove leggi, riordinare quelle esistenti, semplificare il quadro di riferimento complessivo.