Cosa pensa Caritas del Rating Pubblico


Riportiamo l’intervento di Don Enzo Capitani, Direttore della Caritas Diocesana di Grosseto, tenuto il 18 maggio 2015.

Difficile non condividere le ragioni e l’approccio della Fonda

zione Etica in tema di rating delle pubbliche amministrazioni, perché è sotto gli occhi di tutti il distacco sempre più marcato non solo tra cittadini e politica, ma anche tra cittadini e burocrazia, verso la quale il livello di fiducia – a torto o a ragione – è ormai bassissimo.

Si tratta di un problema serio e, a mio giudizio, talvolta “mascherato” dal fatto che si tende a rimarcare solo la divaricazione fra partiti/politici e cittadini, sminuendo il fatto che il divario è più profondo e interessa direttamente il rapporto fra cittadini e Stato nelle sue differenti e multiformi articolazioni.

Misurare, pertanto, l’efficienza, la capacità di spesa, la trasparenza della Pubblica Amministrazione significa tutelare in primo luogo il rapporto tra essa e cittadino. Ben vengano, dunque, meccanismi premianti e meritocratici in favore di quegli enti pubblici/pubbliche amministrazioni che si mostrino più virtuosi di altri, sistemi di valutazione non solo su quanto spende una p.a. ma anche come e per che cosa.

Mi permetto di dire, però, che misurare tale sostenibilità delle p.a. non produce soltanto il vantaggio di migliorare la qualità performante delle stesse in funzione di una più elevata capacità competitiva dello Stato, del suo sistema di imprese e della sua economia, né solo di una maggior trasparenza sempre in funzione della crescita economica e quindi, in buona sostanza, del benessere del Paese. Secondo me migliorare il sistema di controllo delle performance delle p.a ha anche un valore di equità sociale enorme, perché incide direttamente sul diritto di cittadinanza che deve stare a cuore a tutti.

L’efficienza della p.a. ha, infatti, risvolti diretti anche sul sistema di erogazione dei servizi, a beneficio prima di tutto delle fasce più fragili ed esposte della popolazione. Misurare il grado di trasparenza e di sostenibilità di un ente, di fronte al costante e irreversibile diminuire delle risorse economiche, deve essere il modo per garantire che, a fronte di minori risorse finanziarie, non si verifichi un depauperamento complessivo della rete di solidarietà sociale che oggi più di ieri ha bisogno di essere mantenuta senza smagliature di sorta, visto il crescente aumento di domanda di servizi e all’aumento della povertà, della fragilità sociale.

Agli esperti compete individuare le soluzioni tecniche più appropriate per un efficientamento della p.a. che – giustamente – non può basarsi solo su leggi (ce ne sono fin troppe); a me come direttore Caritas spetta tenere alta l’attenzione sul fatto che un numero sempre più consistente di persone sta diventando quasi “invisibile” agli occhi dello Stato e delle sue articolazioni, una non-persona, ma piuttosto un numero, una pratica da evadere. Il discorso ci porterebbe lontano; qui basta dire che se si indebolisce ulteriormente il concetto di cittadinanza e si fa largo quello di sudditanza rischia di venire meno anche quella coesione sociale che pure è una conquista degli Stati moderni. Si è sudditi quando il nostro rapporto con l’autorità-il potere non è alla pari, ma è dipendente dall’autorità stessa; si è sudditi quando viene meno il protagonismo – diremmo, la sussidiarietà – come modalità di collaborazione virtuosa tra Stato e cittadini organizzati, non per sostituire, ma per integrare quello che, in termini di servizi la p.a. dà.

Questo contribuirebbe anche a riattivare meccanismi virtuosi di recupero di fiducia verso la burocrazia e anche di ricostruzione di meccanismi in grado di far emergere una classe dirigente diffusa – altro problema del nostro Paese – che non delega solo alla politica, ma si assume la propria quota di competente responsabilità. Questo ci riguarda anche come Caritas e come operatori della solidarietà sociale.